L’elefante nella stanza della scherma italiana: i casi di molestie e la strada da tracciare

La scherma è sui quotidiani nazionali, anche se gli atleti non sono ancora saliti in pedana. Dopo i trionfi dei Mondiali di Hong Kong e in attesa dell’inaugurazione della stagione 2026-27, che partirà il 15 ottobre, a tenere banco sono vicende extrasportive a cui questo sport non è nuovo. Il 17 settembre Rainews, La Repubblica e numerosi altri quotidiani e agenzie nazionali danno la notizia della condanna in primo grado di Emanuele Bucca, arbitro internazionale di sciabola, per molestie ai danni di un’atleta sedicenne in un hotel di Riccione, durante i Campionati Italiani Cadetti e Giovani di maggio 2021, il principale appuntamento nazionale per gli schermidori Under 17 e Under 20.

Abusi nella scherma, i casi che fanno discutere

Bucca, purtroppo, era già noto per un precedente episodio di abusi nella scherma: nel 2022, il suo nome era stato al centro di un altro caso di molestie, in cui la vittima fu una aspirante arbitra che denunciò di essere stata molestata da Bucca, il quale le prometteva in cambio un trattamento di favore nel suo esame di certificazione arbitrale. Un caso molto grave, che tuttavia venne oscurato dalle polemiche tra la Federscherma e il CONI: la procura federale, l’organo della Federscherma incaricato di perseguire gli illeciti disciplinari, accettò la proposta di patteggiamento senza incolpazione (ovvero senza pubblicazione della sentenza), sospendendo Bucca per 30 giorni. Una sanzione che il CONI dichiarò poi insufficiente, sebbene la FIS sostenga che la procura del CONI avesse espresso un parere favorevole prima della ratifica definitiva. Il CONI ammise in seguito di aver accettato il patteggiamento “erroneamente nulla osservando in merito”.

Bucca continuò a svolgere le proprie mansioni dopo la sospensione, arbitrando perfino le gare in cui era presente la ragazza che lo aveva denunciato alla Federazione, una situazione che causò forte disturbo alla ragazza e che i suoi genitori non mancarono di sottolineare, chiedendo in una lettera la sospensione dell’arbitro: la FIS non diede seguito alla richiesta.

Sarebbe facile ascrivere quanto accaduto a una mela marcia nell’ambiente di questa disciplina. La scherma italiana, che da sempre si distingue sul piano agonistico, ha però una storia problematica riguardo alle molestie, di cui Bucca è soltanto un tassello. È ancora fresco nella memoria il caso di Chianciano Terme, concluso con l’assoluzione di Lapo Jacopo Pucci ed Emanuele Nardella, accusati di stupro di gruppo dalla sciabolatrice Luisa Fernanda Herrera Lara, una controversia forse risolta giuridicamente, ma che lascia una nube grigia su quanto accade nei ritiri e nei camp in cui giovani atleti italiani e stranieri sono lontani dalle famiglie e sotto la responsabilità dei maestri, spesso in numero ridotto e raramente con una formazione specifica.


La reazione di Luisa Fernanda Herrera Lara all’assoluzione di Pucci e Nardella per il caso di Chianciano Terme

Un’ulteriore vicenda riguarda Andrea Cassarà, campione olimpico di fioretto a squadre ad Atene 2004 e Londra 2012, i cui problemi di natura giudiziaria sono iniziati nel 2007. L’atleta bresciano andò a processo per atti osceni in luogo pubblico, dopo che una ciclista riferì come il fiorettista le avesse mostrato le parti intime in strada a Cremona. Cassarà fu condannato in primo grado a tre mesi, con pena ridotta a due in appello. La Corte di Cassazione accolse poi il ricorso di Cassarà in merito alla inattendibilità della ciclista e trasmise il fascicolo alla Corte di Appello di Brescia per un nuovo processo ma, nel frattempo, maturò la prescrizione del reato. Nel 2023 Cassarà, ormai ritiratosi, venne accusato di aver tentato di filmare di nascosto due giovani allieve di pallamano mentre si facevano la doccia negli spogliatoi del centro sportivo San Filippo di Brescia. Condannato in primo grado a un anno e quattro mesi di condanna in rito abbreviato con sospensione condizionale della pena, nel marzo 2026 ha visto derubricare in appello gli addebiti, qualificati dal giudice di secondo grado come tentata interferenza illecita, con riduzione della condanna a un anno e 4.000 euro di multa. Il procedimento non ha ancora conosciuto la parola fine, trattandosi di condanna non passata in giudicato, in quanto il processo pende in Cassazione.

La Federscherma inizialmente sospese Cassarà il 26 ottobre 2023, dopo aver appreso della denuncia, ma consentì in seguito il suo reintegro. Oggi Cassarà svolge il ruolo di maestro presso la Scherma Brescia e organizza tramite la società AC Fencing Academy dei ritiri di allenamento intensivo con ragazzi italiani e internazionali di tutte le età, supportato da maestri e società che collaborano con lui e scelgono i suoi camp per la preparazione stagionale. È dei giorni scorsi la notizia che, a partire dalla stagione 2026-27, Cassarà svolgerà anche il ruolo di Commissario Tecnico per la Russia: un esito che ricorda il recente ingaggio di Emanuela Maccarani come allenatrice della nazionale russa di ginnastica ritmica.

Cambiare è necessario

In questo contesto c’è chi si impegna per cambiare lo status quo. Change the Game è un’associazione fondata dalla giornalista Daniela Simonetti, già autrice di un libro sul tema degli abusi nel mondo dello sport. L’associazione offre supporto a chi voglia denunciare abusi nello sport, e interagisce con le istituzioni e le federazioni per aumentare la consapevolezza sul tema, oltre a spingere per la formulazione di norme che permettano di sanzionare chi si rende responsabile di abusi.

Simonetti, che ha accettato di discutere telefonicamente dei casi noti della scherma e del tema degli abusi dello sport in generale, evidenzia come le procure sportive spesso non abbiano strumenti per punire chi commette abusi poiché sono chiamate a giudicare illeciti di natura prettamente sportiva, e sottolinea che casi di questo tipo vengono poi gestite dalla giustizia ordinaria. Questo vuoto normativo può portare a storture come quella di Bucca, in cui la pena può sembrare poco commisurata alla gravità del reato.

Inoltre, le Federazioni temono lo stigma legato all’emergere degli abusi, che può rendere quello sport meno attraente agli occhi del pubblico e soprattutto delle famiglie che scelgono quello sport per i propri figli, motivo per cui in passato si è scelto spesso di insabbiare vicende di questo tipo. Nel mondo della scherma, Simonetti ravvisa comunque un leggero miglioramento negli ultimi anni, grazie all’istituzione di una figura destinata alla salvaguardia degli atleti (il Safeguarding Officer, istituito dai decreti d.lgs. n. 36/2021 e 39/2021) e ad una maggiore sensibilità sul tema, che ha portato anche a comminare provvedimenti cautelari, mentre in passato c’era riluttanza a intervenire prima che la giustizia ordinaria si pronunciasse. Rimane comunque evidente il margine di miglioramento: il Safeguarding Officer, sebbene sia obbligatorio in ogni società affiliata, rimane una figura poco chiara, con poteri limitati e senza una formazione specifica obbligatoria.

Altri problemi sono la reticenza a denunciare nel mondo dello sport per paura di ritorsioni sportive, oltre agli scarsi investimenti in questo ambito da parte di società sportive che devono spesso navigare in situazioni economiche precarie. Se vogliamo che le persone denuncino, dice Simonetti, bisogna creare un ambiente sicuro che non porti conseguenze a chi si rivolge alle autorità: chi denuncia non infanga l’ambiente, ma cerca di ripulirlo da chi lo inquina davvero.

Gabriele Stefano Monti
Gabriele Stefano Monti
Gabriele Monti è nato a Roma. Spadista per passione, ingegnere per lavoro, scrive di scherma quando capita.

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