Il 22 agosto è ripreso il nostro appuntamento fisso: la Serie A. Alle 18:30 ci siamo collegati per Inter-Monza o Udinese-Como, pronti a vedere le prime partite della nuova stagione calcistica. Ed è proprio mentre guardavamo la tv che è comparso qualcosa di nuovo: una fascia inferiore con i giocatori e, accanto, un numero. Erano i voti del Fantacalcio.
La novità rientra nell’accordo tra DAZN e Fantacalcio per la stagione 2026-27, che avvicina ulteriormente il Fantacalcio alla visione della Serie A: oltre ai voti in tempo reale, la partnership comprende anche un nuovo programma dedicato al Fantacalcio. È un cambiamento apparentemente piccolo, ma che ha fatto riflettere me e tantissime altre persone, aprendo una domanda più grande: provate a guardare una partita senza fare nient’altro. Niente telefono, niente Fantacalcio, niente notifiche, niente statistiche, niente messaggi. Solo la partita. Per molti sarà sorprendentemente difficile. Non necessariamente perché sia noiosa, ma perché nel frattempo abbiamo costruito attorno ai novanta minuti così tante altre cose da rendere quasi innaturale limitarsi a quelli.
Quella tra DAZN e Fantacalcio non è semplicemente integrazione tra due prodotti. Fino a qualche tempo fa il match e il Fantacalcio erano due esperienze parallele destinate ad incrociarsi: guardavi la prima e, con il telefono, controllavi il secondo. Ora una parte di quella seconda esperienza entra direttamente nella prima. La piattaforma non si limita più a trasmettere quello che succede sul campo. Cerca di aggiungere alla partita ciò che può riguardare personalmente lo spettatore: statistiche, risultati, notifiche, interazioni, sondaggi e, adesso, anche i voti del Fantacalcio. La stessa DAZN descrive FanZone come uno spazio per chattare, partecipare a sondaggi e commentare in tempo reale gli eventi.
E allora i dubbi iniziano a diventare tanti, uno su tutti: ma allo spettatore medio il calcio in sé interessa davvero? Le piattaforme stanno cercando di eliminare le distrazioni oppure hanno capito che queste distrazioni fanno ormai parte del modo in cui consumiamo il prodotto calcio?
La partita non è più solo una partita
Prima della partita controlliamo le formazioni, diamo un’occhiata alle quote e ai precedenti. Durante analizziamo le statistiche, commentiamo la gara sui social o nelle chat, controlliamo il rendimento dei nostri giocatori. E magari abbiamo anche una scommessa aperta che ci fa prestare attenzione a qualcosa che altrimenti avremmo ignorato.
Non è soltanto una sensazione: una ricerca di Deloitte condotta nel 2023 su 3.004 appassionati di sport negli Stati Uniti ha rilevato che il 77% aveva svolto almeno un’altra attività legata all’evento mentre guardava uno sport da casa. Tra le attività più comuni c’erano il controllo delle statistiche, l’uso dei social, la visione di un altro incontro su un secondo dispositivo, le scommesse e il fantasy. Allo stesso tempo, il 71% degli intervistati indicava ancora l’evento sportivo dal vivo come il proprio tipo preferito di contenuto sportivo. È un dettaglio importante: fare altro mentre vediamo una partita non significa necessariamente che la stessa abbia smesso di interessarci. Il secondo schermo può essere una distrazione, ma può anche diventare un’estensione dell’esperienza.
Il telefono può servire per leggere una statistica sul giocatore che stiamo monitorando, controllare un risultato, discutere di un episodio con qualcuno che sta vedendo la stessa gara o verificare quanto manca al nostro attaccante per segnare. La domanda, quindi, non è necessariamente se abbiamo smesso di guardare le partite, ma che cosa significa oggi guardarle e per quale motivo lo facciamo.
DAZN e Fantacalcio, un modo per guardare di più questo sport?
Prendiamo il Fantacalcio: una partita tra due squadre che normalmente non vedremmo può diventare improvvisamente interessante perché abbiamo un giocatore in campo. Se segna, prende un’ammonizione o viene sostituito, cambia il modo in cui viviamo quella domenica. In questo caso il Fantacalcio non ha sottratto attenzione all’evento, al contrario l’ha creata. Non è una dinamica completamente nuova. Uno studio del 2010 sulla MLB ha trovato una relazione positiva tra la presenza di giocatori molto utilizzati nelle formazioni fantasy e gli ascolti televisivi. Ricerche successive hanno continuato a collegare la partecipazione ai fantasy game a un maggiore consumo di sport. Non possiamo trasferire automaticamente questi risultati alla Serie A, dato che si tratta soprattutto di studi condotti nel contesto sportivo statunitense, ma il meccanismo è da analizzare. Il Fantacalcio può trasformare l’interesse per un singolo giocatore in interesse per una partita intera. E può funzionare anche al contrario.
Possiamo ritrovarci ad assistere a un incontro aspettando soltanto il gol del nostro attaccante, controllando continuamente il suo voto e dando la priorità più alla sua prestazione che a quello che stanno facendo le due squadre. A quel punto viene da chiedersi se stiamo usando il calcio per fare altro o se stiamo usando altro per avere un motivo in più per guardare il calcio. Probabilmente non esiste una risposta valida per tutti, ed è proprio questo il punto.
Ognuno guarda una partita diversa
La realtà è che buona fetta del pubblico guarda partite diverse pur avendo di fronte la stessa. Sembra un discorso contorto, ma pensiamo a un match qualsiasi di Serie A. Per un tifoso sarà importante perché in campo c’è la sua squadra. Per chi segue la classifica o tifa una terza squadra può essere decisiva per la corsa alle coppe europee o per la salvezza. Per chi gioca al Fantacalcio può essere la prestazione del proprio attaccante. Per qualcuno può valere la pena per vedere un giovane di cui ha sentito parlare. Qualcun altro, invece, potrebbe seguirla semplicemente perché ha deciso di scommetterci. Tutti gli occhi sono su quel campo, ma non necessariamente per lo stesso motivo. E quindi, in un certo senso, stiamo davvero guardando la stessa partita? Quella sul campo è una sola, l’esperienza di chi la guarda può però essere completamente diversa.
Anche il pubblico della Serie A è molto meno uniforme di quanto siamo abituati a immaginare. Una ricerca di Deloitte condotta su persone che si dichiaravano tifose di una squadra di Serie A divideva il pubblico in diverse categorie: il 37% si definiva “appassionato”, il 22% “parzialmente interessato”, il 21% seguiva soprattutto i grandi eventi, il 14% era “informato” e soltanto il 6% si definiva “sfegatato”. Se il pubblico è così diverso, forse è naturale che siano diverse anche le ragioni per cui una persona decide di assistere a una partita. È qui che il calcio può essere letto come un’esperienza più inclusiva. Non nel senso che sia diventato improvvisamente accessibile a tutti, ma nel senso che uno stesso evento può offrire qualcosa a persone che lo stanno guardando per ragioni completamente diverse. Il Fantacalcio può portarti a vedere una partita che altrimenti avresti ignorato. Una statistica può farti seguire un giocatore, mentre una discussione sui social può spingerti a cercare un episodio di cui tutti stanno parlando. Il calcio non ha necessariamente trovato un modo per appassionare tutti alla stessa cosa: ha trovato modi diversi per coinvolgere persone diverse.
Quando tutto questo entra nel modo di vedere gli incontri
A questo punto vale la pena osservare cosa stanno facendo i broadcaster che hanno il compito di venderci le partite. Mentre noi siamo davanti alla tv, la piattaforma cerca continuamente di capire cosa può aggiungere all’esperienza: la statistica che compare nel momento giusto, gli MVP, le chat, i sondaggi, le pubblicità ad hoc e perfino la possibilità di guardare due gare contemporaneamente. DAZN, per esempio, ha costruito FanZone proprio intorno all’idea di una visione interattiva, con chat, sondaggi, concorsi e altre possibilità di interazione. I voti del Fantacalcio rappresentano un ulteriore passo nella stessa direzione: non aspettare che lo spettatore esca dalla partita per fare altro, ma portarlo direttamente dentro la partita.
Ed è qui che può nascere un paradosso. Nel tentativo di trovare sempre nuovi modi per coinvolgere lo spettatore, si rischia di dimenticare quello che dallo spettacolo non vuole nient’altro che lo spettacolo. È successo anche durante Inter-Monza, quando un messaggio pubblicitario durante una sostituzione ha finito per coprire un momento che molti spettatori aspettavano: l’ingresso in campo di John Stones, al debutto ufficiale con l’Inter. Per chi voleva semplicemente vedere la partita e godersi quel momento, la pubblicità ha finito per coprire uno dei passaggi più attesi della gara, rischiando di danneggiare l’esperienza. Ma c’è un altro spettatore per cui quel momento poteva avere un’importanza molto diversa. Chi aveva acceso la tv per il Fantacalcio, per esempio, poteva essere interessato molto più al voto del proprio giocatore che all’ingresso in campo di Stones. E non c’è niente di sbagliato: sono due modi diversi di guardare la stessa cosa.
Il problema è che, dal punto di vista della piattaforma, questa distinzione conta relativamente poco. Chi vuole vedere Stones, chi aspetta il voto del proprio centrocampista, chi partecipa alla FanZone e chi segue una scommessa ha una cosa in comune: sta assistendo all’evento. Per la piattaforma, sono comunque spettatori davanti a uno schermo. Ed è forse questa la trasformazione più importante. La televisione non deve più convincerci soltanto che vale la pena seguire una partita: deve trovare un motivo per cui ciascuno di noi continui a farlo.
Il Fantacalcio può essere quel motivo per qualcuno. Per qualcun altro può esserlo una statistica, una scommessa oppure una chat. Per il tifoso tradizionale, invece, la ragione è ancora la partita stessa.
L’esordio di Stones, ripulito dalle pubblicità
Ma quindi ci interessa la partita o no?
Forse la domanda iniziale è posta male. Dovremmo chiederci che cosa intendiamo oggi per “guardare una partita”. Oggi guardare una partita significa molto più che seguire una squadra per novanta minuti: è diventato un mosaico di esperienze diverse. Forse non abbiamo smesso di essere interessati al singolo match: è che, da solo, sembra bastare meno.

